Ci sono cambiamenti che nascono da una necessità e altri che cominciano con un semplice capriccio. Questo blog sta passando da un tema synthwave a uno new wave, e probabilmente ci sono un po’ entrambe le cose: la voglia di provare qualcosa di nuovo, qualche funzionalità che cominciava a mancarmi e quella tendenza, difficile da spiegare, a voler rimettere mano alle cose anche quando funzionano già abbastanza bene.
Il vecchio tema, in fondo, è stato un po’ come un vecchio amico. Uno di quelli con cui hai condiviso tante battaglie, qualche soddisfazione e un numero imprecisato di ore passate a cercare di far funzionare cose che, sulla carta, avrebbero dovuto funzionare da sole. Ci abbiamo litigato, siamo scesi a compromessi e alla fine abbiamo trovato un equilibrio. Non era perfetto, ma era casa. E quando qualcosa diventa casa, anche i suoi difetti finiscono per sembrarti familiari.
Cambiare tema, però, non è soltanto cambiare colori, font e impaginazione. È un po’ come traslocare. Ti accorgi che, nel frattempo, ti eri affezionato anche a quelle piccole cose che all’inizio avevi sistemato quasi per caso. Una funzionalità su cui avevi perso un’intera serata, un dettaglio che avevi cercato di far funzionare in tutti i modi possibili, una modifica nata da un feedback o da un’esigenza che non avevi previsto. E poi i primi test, le prime reazioni, le cose che non funzionavano e quelle che, contro ogni aspettativa, funzionavano benissimo.
La cosa buffa è che questo blog non era nemmeno nato con l’idea di diventare un blog. Dovevo semplicemente provare Hugo. Per avere qualcosa da pubblicare, avevo preso alcuni appunti di lavoro e chiesto a uno dei primi modelli AI che utilizzavo di trasformarli in articoli. Il risultato era, diciamo, piuttosto grezzo. Ma era sufficiente per fare qualche prova, capire come funzionava tutto e cominciare a giocare.
Poi, come succede spesso con queste cose, il progetto ha iniziato a prendere una direzione propria. E quello che doveva essere un semplice esperimento si è riempito di piccoli interventi, tentativi, idee e ricordi.
Quasi tre anni insieme
Il diario di bordo, in questi casi, è la storia di git: non dimentica niente, nemmeno i messaggi di commit che avresti preferito scrivere meglio.
- 13 novembre 2023: il primo commit e il primo post. Il tema di cui parlo ancora non esisteva.
- 11 dicembre 2023: my personal hugo theme, first commit. Nasce il tema che poi sarebbe diventato SynthWave82.
- 17 ottobre 2024: arriva il banner dei cookie, all’inizio con iubenda.
- 15 novembre 2024: il primo grosso giro di miglioramenti alla ricerca interna.
- 21 novembre 2024: il blog si trasferisce su Netlify.
- 25 gennaio 2025: nasce la sezione guide. Il messaggio di commit, testuale, dice creazione sezione guide (comincia a funzionare): il “comincia” è tutto un programma.
- 26 febbraio 2026: la prima versione in inglese.
- 15 aprile 2026: le statistiche passano a Umami, self-hosted e senza cookie.
In mezzo, quasi 800 commit: 39 nel 2023, 310 nel 2024, 190 nel 2025 e 242 nel 2026, che non è ancora finito.
Cosa cambia con New Wave
Il nuovo tema si chiama New Wave, e il nome non è un caso: il neon resta, con una palette ripresa da un poster vaporwave (rosa acceso, ciano, pervinca e giallo), ma l’idea di fondo è un’altra. Il blog adesso sembra un editor di codice.
- Finestre al posto delle hero. Niente più immagini in testa alle pagine: ogni sezione è una finestra di terminale, con i tre pallini e il percorso nella barra (
mautoblog: ~/guide). Archivio, guide e categorie sono cartelle da aprire, come nell’explorer di un editor, e la ricerca risponde comegrep. - I post come file aperti. Il nome del file nella scheda, data, categorie e autore come il front matter di un file Markdown, il titolo con il suo
#. La struttura dell’articolo si apre con un pulsante, quando serve, invece di occupare sempre metà schermo. - Le guide, finalmente, dentro i post. Prima una guida esisteva solo nella sua pagina: chi arrivava da Google sulla parte 3 non sapeva di essere a metà di una serie. Ora ogni parte dice
serie: IA locale/ · parte 2/3, porta alla parte precedente e alla successiva, e ogni guida ha una pagina sua. Il blog si ricorda anche, solo nel tuo browser, le parti che hai già letto e ti propone di continuare da dove eri rimasto. - Uno sfondo che si muove. Un gradiente viola e qualche simbolo,
{ },</>,λe la stellina delle IA, che sale lento, quasi trasparente. La barra in alto ora lo lascia vedere. - Il telefono, preso sul serio. Menu con voci più grandi da toccare, niente più pagine che scappano di lato.
Lo dono alla scienza
Non per tutti il cambio è stato indolore. Qualcuno mi ha scritto dal modulo dei contatti, un po’ triste: quasi non riconosceva più il sito. Un po’ lo capisco.
E il vecchio tema? Buttarlo sarebbe stato un peccato, e tenerlo in un cassetto anche peggio. Così ho deciso di donarlo alla scienza. So che avrebbe voluto così: è un modo per continuare a essere utile anche quando non c’è più.
Si chiama SynthWave82 Classic ed è esattamente il tema che ha accompagnato questo blog fino al 14 ottobre 2026, con le sue hero al neon, le palme e il faro.

Dentro c’è tutto quello che è cresciuto in questi anni:
- italiano e inglese, con il selettore di lingua e i tag
hreflangper Google; - la ricerca interna, le guide raccolte per serie, l’archivio per anno e mese, gli articoli correlati e la barra di condivisione;
- i dati strutturati, una sitemap pulita, un
llms.txte una versione Markdown di ogni pagina per gli agenti AI; - niente cookie, un banner dei consensi che salva la scelta solo nel browser e, se le vuoi, le integrazioni con Umami, Giscus e i form di Netlify.
È open source, con licenza MIT: lo trovi su GitHub, in Mauto82/hugo-SynthWave82-classic. Per usarlo bastano due passi:
git clone https://github.com/Mauto82/hugo-SynthWave82-classic themes/synthwave82-classic
Poi basta impostare theme = "synthwave82-classic" nella configurazione del sito. Nel repository c’è anche un sito di esempio da cui partire.
Alla fine, ogni trasloco finisce allo stesso modo: con un mazzo di chiavi in mano e la casa vecchia vuota alle spalle. Io queste chiavi non le butto. Le lascio su GitHub, a chiunque abbia voglia di viverci. Magari sposterà qualche mobile, cambierà i colori delle pareti o troverà un difetto che io non ho mai visto. Va bene così: è il modo migliore che conosco per dire grazie a un vecchio amico.
